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Quel che resta dell'informazione

Santoro e quel servizio che più che al pubblico rende alle proprie tasche

da www.thieneonline.it

Lo ha chiamato serviziopubblico.it. Ma Michele Santoro, che con questo nuovo sito online professa di voler praticare la libera informazione, il servizio parrebbe volerlo rendere unicamente a se stesso. Le prove sono schiaccianti. A partire dalla malsana – per i contribuenti ingenui – idea di proporre agli utenti un versamento di 10 euro per garantire il mantenimento del sito. E del proprio tenore di vita.

Pensate che, al momento, serviziopubblico.it fa già registrare ogni giorno 90mila accessi unici. Se ognuno degli internauti in questione versasse 10 euro si raggiungerebbe in poche ore la ragguardevole somma di 900mila euro. Quanto basterebbe a garantire a Santoro l’abbondante cachet che il servizio pubblico vero, la Rai, gli ha assicurato per anni, per ragioni ancora oggi oscure.

Sì, perché l’informazione di cui parla Santoro è tutto tranne che libera. Si tratta piuttosto di un tiro al bersaglio rivolto sempre contro lo stesso obiettivo: Silvio Berlusconi. E’ talmente libera che, quando l’anno scorso il sindacato dei giornalisti precari e freelance chiese ospitalità ad Annozero per manifestare il disagio di tanti suoi colleghi in forte difficoltà sociale ed economica, Santoro rispose con un sonoro ma totalmente oscurato due di picche. Che non si sapesse che il paladino degli oppressi dà visibilità solo a una parte degli emarginati: quella che gli garantisce la cosiddetta audience.

Come può essere, del resto, libera l’informazione di chi è talmente schierato da avere perfino rappresentato in Europarlamento il partito antagonista per eccellenza di Berlusconi, il Pd, che all’epoca si fregiava ancora del marchio dei Democratici di sinistra? Ciononostante, questa così evidente scelta di campo non ha impedito al noto conduttore di rivendicare, come fosse un suo diritto divino, un posto fisso in Rai, pur senza avere mai superato – come qualunque mortale dovrebbe fare – alcun concorso pubblico. E per rappresentare sempre e solo le parti di un’unica coalizione politica ha preteso – ottenendoli – fior di quattrini. Snobbando le condizioni di migliaia di colleghi a spasso, ai quali non solo ha negato la parola ma ha perfino preferito a più riprese delle illustri “abusive” come Beatrice Borromeo e Margherita Granbassi. Cosa che, ai sensi del codice penale, costituirebbe un reato.

Oggi, Santoro, che ha scelto da tempo la strada della politica, continua a volere far credere di essere un giornalista, facendo leva sul sentimento diffuso degli antiberlusconiani e dimenticando che servizio pubblico e libertà di informazione significano dare voce anche a chi la pensa diversamente. Una via troppo facile, del resto, quella dell’antiberlusconismo. Una via che gli permette di raccogliere, dopo pochi giorni dall’uscita del suo sito, ben 90mila utenti. Un grande potere, in termini mediatici, e quindi una grande responsabilità. Che Santoro ha deciso di trasformare in oro per il proprio già pingue conto corrente.

Se la stessa somma l’avesse richiesta per aiutare almeno qualcuna delle centinaia di migliaia di famiglie italiane attualmente in difficoltà, fosse anche di quei colleghi sul lastrico da lui stesso censurati, magari il servizio pubblico lo avrebbe reso davvero.

12 ottobre 2011 Pubblicato da | Fenomeni parastatali | 2 commenti

   

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