Pensioni sì, pensioni no: la manovra “ombra” del Pd fatta dagli uomini sbagliati al posto ingiusto
da www.novepress.com
Il Pd non sa che pesci prendere, né cosa propinare ai propri elettori. Dichiararsi favorevoli alla riforma pensionistica per fare un dispetto a Umberto Bossi o dirsi contrari per farne uno a Silvio Berlusconi? Difficile lambiccarsi in quello che rischia di diventare un dubbio amletico. Dopo il lapsus che ha portato ieri Tiziano Treu a rivelare via satellite come nel ritoccare verso l’alto la soglia dell’età lavorativa non ci sia nulla di scandaloso, Pier Luigi Bersani si trova costretto a rivedere le proprie strategie. Mentre oggi la manovra economica approda in commissione bilancio a palazzo Madama, il segretario del Pd, nel corso di un’intervista alla Stampa, rilancia gli emendamenti del proprio partito, puntando soprattutto sulla “terapia d’urto” contro l’evasione fiscale. Di riforme pensionistiche non ci sarebbe nemmeno l’ombra: “E’ ora di smetterla di cavar soldi da lì per coprire il buco del giorno, per non toglierli agli evasori o a chi è sempre al riparo”, ha tuonato Bersani che, adesso, tuttavia, si trova costretto a rivedere le proprie posizioni con un più morbido “sono pronto a discutere”.
Il Pd propone una vera e propria manovra “ombra”, basata, oltre che sulla “terapia d’urto”, su una nuova imposta straordinaria sui maxi patrimoni, un piano anti sprechi, un contributo di solidarietà per colpire chi ha goduto dei condoni, le liberalizzazioni, misure per ridurre il costo del lavoro, fondi per ricerca e energia, un piano per dismettere il patrimonio pubblico.
Ma sono almeno due le cose che non convincono. La prima deriva proprio dall’estrema volubilità delle posizioni del partito che oggi si dice fortemente contrario a una certa soluzione e il giorno dopo ne perora la causa. La seconda nasce dalle personalità che, all’interno del Pd, operano le scelte strategiche, comprese quelle economiche, finanziarie e sociali.
Il responsabile del forum sul welfare, per esempio, è Beppe Fioroni, ex democristiano, laureato in medicina all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ministro della Pubblica istruzione tra il 2006 e il 2008, durante il Governo di Romano Prodi. Insomma, uno che si intende di tutto tranne che di welfare, Stato sociale, diritto del lavoro e materie affini.
Il forum delle politiche per la famiglia è affidato proprio a Treu, anche lui laureatosi alla Cattolica – dove ancora oggi insegna diritto del lavoro – e autore tra il 1996 e il 1997, in qualità di ministro del primo Governo Prodi, del pacchetto normativo – che ancora oggi porta il suo nome – che ha ufficialmente sancito la nascita del precariato in Italia. Lui, evidentemente, di famiglie se ne intende eccome. Soprattutto di come affossarle.
La riforma dello Stato è affidata a Luciano Violante, la cui grande lungimiranza è confermata in un’intervista da lui stesso rilasciata, nel marzo 2009, al giornalista del Corsera Fabrizio Roncone. “Non capimmo che cominciava una nuova era… Ma chi è questo? Cosa vuole? Come si permette di irrompere nella nostra politica in modo così sgrammaticato?”. Con queste parole – proferite nel 1993 a proposito dell’ingresso in politica di Berlusconi a sostegno della candidatura di Gianfranco Fini a sindaco di Roma – l’ex magistrato ammette come lui per primo, insieme al resto della sinistra italiana, non avesse capito nulla del potenziale di colui che è stato presidente del Consiglio per circa 9 anni e che da 18 è il leader indiscusso del centrodestra. Lo stesso Violante, nel 2003, durante un discorso alla Camera in qualità di capogruppo degli allora Ds, ammette pubblicamente l’esistenza di un accordo risalente al 1994, tra il centrosinistra e Berlusconi, perché le sue televisioni non vengano toccate. Alla faccia del tanto sbandierato conflitto di interessi.
All’immigrazione e alle politiche sociali, Livia Turco, ministro della Solidarietà sociale nel periodo 1996-98, nel Prodi Primo, e della Salute nel Prodi Bis. E’ stata proprio Livia Turco, appena nominata nel 2006 e perfettamente consapevole dei grandi problemi e delle urgenze della sanità italiana, a pensar bene che il primo provvedimento da assumere fosse quello di aumentare la dose di droghe leggere, consentita per legge, trasportabile per uso personale. Provvedimento poi bocciato dalla giustizia amministrativa.
Di infanzia e adolescenza si occupa Anna Maria Serafini, senatrice di Piancastagnaio (in provincia di Siena), laureata in filosofia. Cosa c’entri questo con infanzia e adolescenza non si sa. Quel che è certo è che si tratta della moglie di Piero Fassino, il quale alle ultime due tornate elettorali l’ha fatta candidare prima in Veneto e poi in Sicilia pur di farla sedere a palazzo Madama.
Ultima chicca: il governo “ombra” del Pd è guidato da Walter Veltroni, uno che si è fatto fondare un partito su misura, pretendendo la testa di Prodi, per poi farsi impallinare da Berlusconi alle politiche anticipate del 2008. E, visto che il Governo vero gli è sfuggito, per farlo contento gli hanno dato un giocattolo…
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