“La riforma delle pensioni va bene”. Tradito dalla Tv, Treu si lascia scappare la verità del Pd
da www.novepress.com
Prendete il senatore Tiziano Treu, mettetelo davanti alle telecamere di SkyTg24, fategli una domanda sulla Lega nord e lui, pur di fare il bastian contrario, vi rivelerà le reali intenzioni del Pd sulla riforma delle pensioni. Quello proposto non è un esperimento del quale appurare ancora l’efficacia. Al contrario, si tratta di storia. Storia contemporanea, essendosi registrata oggi, poco dopo le 14. “Nessuno vuole toccare le pensioni – ammette candidamente l’ex ministro dell’era Dini-Prodi-D’Alema – si tratta solo di spostare di qualche anno in avanti l’età lavorativa e di colpire i baby pensionati”.
L’aspetto significativo è che la riforma di cui parla Treu, che oggi siede sui banchi del Pd, quindi dell’opposizione, dovrebbe eventualmente vararla il Governo di centrodestra. Altrettanto indicativo è che Treu si è ritrovato a parlar bene della manovra degli eterni rivali poiché in studio gli hanno fatto notare che il Carroccio non vuole si tocchino le pensioni. Così, il docente di diritto del Lavoro della Cattolica di Milano è partito in quarta, spinto dall’irrefrenabile istinto di ridicolizzare la presa di posizione della Lega, arrivando, suo malgrado, a parlare bene di una riforma che, ufficialmente, il suo partito sta attaccando da tutte le parti.
Del resto, che Treu non passerà mai alla storia per essere stato un politico accorto e lungimirante non è un mistero. Ministro del lavoro prima nel Governo tecnico di Lamberto Dini e poi in quello politico di Romano Prodi – a riprova di come tra i due esecutivi non ci sia mai stata soluzione di continuità – a cavallo tra il 2006 e 2007 si è distinto per il famoso pacchetto di riforme che porta il suo nome. Quello che introduce nell’ordinamento giuridico italiano i contratti interinali e comunque atipici, inaugurando a tutti gli effetti la drammatica stagione del precariato.
La sua performance odierna, ai microfoni di SkyTg24, apre un’ulteriore riflessione sul ruolo che l’opposizione e il Pd, in particolare, giocano oggi in Italia. Si tratta di una coalizione, quella di centrosinistra, davvero decisa a garantire la democrazia, operando un controllo obiettivo e onesto sulle scelte dell’esecutivo, o si è al cospetto di un manipolo di mistificatori che, assetati di potere, demoliscono ogni scelta della maggioranza solo per fare demagogia e portare acqua al proprio mulino? Una risposta plausibile è custodita proprio nelle cronache politiche della fine del secolo scorso: Silvio Berlusconi, da poco eletto premier nel 1994, viene disarcionato dal ribaltone congegnato dall’allora leader del Pds, Massimo D’Alema, da Umberto Bossi e dai sindacati. Terreno di battaglia proprio la riforma delle pensioni avanzata dal Governo. Tutti a casa dopo appena sei mesi e via libera al Governo tecnico di Dini. Governo che in realtà sa molto di centrosinistra, come dimostrato nelle righe precedenti, e che guarda caso approva nel giro di poco tempo una riforma delle pensioni analoga se non identica a quella proposta appena qualche mese prima da Forza Italia, Udc e Alleanza nazionale.
Con il beneplacito dei sindacati che, ancora oggi, scendono in campo per difendere le pensioni. Come nel caso della Cgil che, attraverso il comparto della Funzione pubblica, organizza dei punti informativi davanti alle Prefetture di tutti i capoluoghi di provincia siciliani per spiegare ai cittadini quelli che a suo dire sono gli effetti della manovra finanziaria. “Tutto il pubblico impiego – dice il segretario regionale del sindacato, Michele Palazzotto – si mobilita insieme alla Cgil perché il Parlamento modifichi radicalmente la manovra che, ancora una volta, colpisce lavoratori pubblici e pensionati ovvero chi paga le tasse e, più di ogni altra parte della popolazione, soffre gli effetti della crisi; mentre premia i grandi evasori fiscali e i detentori di grandi patrimoni”.
Chissà se la Cgil è stata informata delle esternazioni di Treu. E chissà cosa farebbe se al posto di Berlusconi, sul trono di palazzo Chigi, sedesse il primo Pier Luigi Bersani che passa.
Lombardo il censore, editore che svela la teoria della morte naturale delle Province: pronto per il Nobel… e per Tripoli
da www.novepress.com
Il governo della Sicilia gli va troppo stretto, ormai è evidente. Da tempo Raffaele Lombardo predica che le redini del Paese devono passare in mano al Terzo Polo. E non certo per i consensi elettorali, considerando che i partiti che lo compongono – Udc, Fli, Api e Mpa – tutti messi insieme non fanno il 10%. Il suo Mpa, in particolare, a li vello nazionale è attestato intorno all’1%. Numeri che lasciano intendere come il presidente della Regione si senta investito da un diritto naturale che va al di là della comprensione popolare. A corroborare quella che è più di una sensazione è la sua ultima scoperta, quella che cambierà il corso della storia: gli enti locali cessano non in forza di provvedimenti normativi ma per morte naturale. Una teoria, la sua, espressa nei giorni scorsi, destinata a lanciarlo nel firmamento dei grandi di sempre, al punto da farne sicuramente uno dei nomi più accreditati per il Nobel per la ricerca. Una magnificenza, la sua, che non può essere oscurata dalla stampa ignorante, incapace di comprendere la portata della sua opera. Per questo, come racconta Repubblica-Palermo del 19 agosto scorso, alla fine di luglio ha deciso di censurare, nella rassegna stampa della Regione, tutti gli articoli di giornale con contenuti critici nei confronti del suo esecutivo.
Non un atto di tirannia, non una mancanza di rispetto verso il pluralismo dell’informazione, ma una condotta necessaria, mirata a educare la gente e a formarne la coscienza. Un po’ come ai tempi della propaganda sovietica o nazifascista, solo per citare alcuni esempi di grandeur ai quali Lombardo pare stia mirando. Il suo ordine, come riporta sempre Repubblica, pare sia stato eseguito alla lettera dai 21 giornalisti in forza all’ufficio stampa regionale – tutti assunti con contratto da capo redattore – capitanati da Piero Messina. Giornalisti assunti dall’ente e non certo dai partiti che sostengono la Giunta di Governo. Giornalisti pagati con i soldi di tutti i contribuenti, di destra, di sinistra e di centro. Ma si tratta di un mero dettaglio, un particolare che non potrà fermare il corso del progresso. Lombardo agisce per il bene di tutto il popolo e, come fa un buon padre di famiglia, impartisce le proprie direttive anche se i propri figli non ne comprendono gli effetti benefici. Lo dimostrano proprio le parole che Messina ha tramandato ai colleghi dell’informazione, spiegando di essersi limitato ad applicare la linea editoriale dell’amministrazione regionale. Come se un governo fosse un editore e potesse applicare una linea editoriale.
A meno che, anche in questo caso, non ci trovi dinanzi a una scoperta di portata siderale. Sebbene vada maneggiata con cura. Per questa ragione, Lombardo accusa Silvio Berlusconi di usare il mezzo pubblico della Rai per il proprio tornaconto. Il Cavaliere non possiede certo i mezzi che madre natura ha generosamente distribuito al leader del Mpa. Sì, è vero, avrà pure creato un impero economico dando lavoro a migliaia di persone. Avrà compreso prima di chiunque altro in Italia il potere dirompente della televisione. Avrà anche costruito il partito di maggioranza relativa del Paese in appena 6 mesi. I suoi Governi saranno pure i più longevi della storia repubblicana. Tuttavia, non ha scoperto processi biologici rivoluzionari come la morte naturale degli enti locali. Né ha saputo teorizzare il postulato della linea editoriale delle pubbliche amministrazioni. E di certo non può sapere quale sia realmente il migliore dei mondi possibili per l’umanità.
Chiaramente, i meno evoluti sotto il profilo intellettuale potrebbero obiettare che i governatore voglia imporre prepotentemente i propri interessi, tenendo all’oscuro di tutto l’opinione pubblica. Lo ha fatto il Pdl così come Giovanni Barbagallo, deputato regionale del Pd da tempo controcorrente e isolato dal resto del partito. Si sa che tra i Democratici, soprattutto in Sicilia, la questione morale vale per pochi eletti mentre i più praticano da tempo la politica dei due pesi e delle due misure. Probabilmente, lo fanno perché loro, più di ogni altro, hanno compreso la grandezza delle intuizioni di Lombardo e quanto quest’uomo sia sprecato qui in Sicilia, condannato a governare quattro sfigati. Tuttavia, alla provvidenza non si deve porre limite. Infatti, proprio in questi giorni gira voce che si è liberato un posticino a Tripoli…
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